Giuseppe Fedeli

Non solo diritto


Category: Periscopio giuridico

In tema di responsabilità civile per danni cagionati da cose in custodia

-In tema di responsabilità civile per danni cagionati da cose in custodia, fattispecie di cui all’art. 2051 c.c., il danneggiato è gravato soltanto dall’onere di dimostrare che la cosa ha rappresentato una condizione necessaria e sufficiente perché l’evento si verificasse, incombendo sul convenuto l’onere di dare la prova del caso fortuito (Cass. Civ., sez. III, […]

Prove atipiche, efficacia e scritti provenienti da terzi a contenuto testimoniale

Prove atipiche, efficacia e scritti provenienti da terzi a contenuto testimoniale Tribunale di Reggio Emilia, 2 luglio 2014. Estensore Morlini. Prove atipiche – Configurabilità – Casistica – Scritti provenienti da terzi a contenuto testimoniale – Atti dell’istruttoria penale o amministrativa – Verbali di prove espletati in altri giudizi – Sentenze rese in altri giudizi civili […]

Le sentenze rese dal giudice di pace in cause di valore non eccedente i millecento euro, salvo quelle derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti conclusi mediante moduli o formulari di cui all’art. 1342 c.c., sono da considerare sempre pronunciate secondo equità

“Le sentenze rese dal giudice di pace in cause di valore non eccedente i millecento euro, salvo quelle derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti conclusi mediante moduli o formulari di cui all’art. 1342 c.c., sono da considerare sempre pronunciate secondo equità, ai sensi dell’art. 113, comma 2, c.p.c. Ne consegue che il tribunale, in […]

Protesto illegittimo. Fondamenti e formanti normativi e giurisprudenziali

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Diritto – Danni e responsabilità
Nell’ordinamento italiano la disciplina fondamentale del protesto è contenuta negli artt. 51-73 del R.D. 14 dicembre 1933 n. 1669 per la cambiale e negli artt. 45-65 del R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736 per l’assegno. La pubblicità del protesto, a cura della camera di commercio, è ora disciplinata dalla legge 18 agosto 2000, n. 235 (“Nuove norme in materia di cancellazione dagli elenchi dei protesti cambiari”). Anticipando approfondimenti di seguito svolti, è illegittimo il protesto levato fuori dai casi consentiti dalla legge o senza l’osservanza delle norme da questa previste; è invece erroneo il protesto che, pur consentito su un piano strettamente cartolare, sia in contrasto con fatti o accordi intercorsi tra le parti, o sia conseguenza di una condotta negligente dell’ufficiale procedente.
Giuseppe Fedeli consegue la Laurea in Giurisprudenza e successivamente la Specializzazione in Diritto Civile presso l’Universitas Studiorum di Camerino.
Avvocato e giudice di pace, collabora a forum e riviste giuridiche, svolgendo in pari tempo l’attività di Cultore del Diritto presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara. Ha al suo attivo pubblicazioni presso prestigiose case editrici. Alterna alla professione ed allo studio di codici e pandette l’amore per la letteratura e la poesia.
Partecipa a concorsi e premi letterari, che gli valgono significativi riconoscimenti. Sposato, è padre di tre figli.
Collana diritto / NUOVI CASI
EDIZIONE SETTEMBRE 2013
© Cendon Libri Editore S.n.c. di Paolo Cendon & C.
via San Lazzaro 8 – 34100 Trieste (TS)
Sito internet: www.cendonlibri.it
E-mail info@cendonlibri.it
ISBN 9788898069842
I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione, di adattamento totale o parziale, con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche), sono riservati in tutti i Paesi.
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INDICE
Introduzione. Le cose per metafora – 1. La disciplina giuridica e le caratteristiche dei titoli di credito 2. L’atto di protesto: forma e contenuto 3. La normativa in materia 3.1. I principi giurisprudenziali in materia 4. Sul diritto alla cancellazione dall’albo informatico dei protesti 4.1. Il caso deciso 5. La definizione dei poteri del g.o. nei confronti della p.a. La tutela d’urgenza 6. La definizione dei poteri istruttori del giudice nei giudizi impugnatori di provvedimenti amministrativi 7. La responsabilità delle banche e dei p.u. per protesto illegittimo e/o per erronea indicazione del nominativo protestato 8. Protesto in caso di denuncia di assegno smarrito o rubato 9. Il protesto illegittimo fonte di danno conseguenza 9.1 In particolare: protesto illegittimo e prova del danno. 9.2. Protesto illegittimo e (centralità del) danno esistenziale 9.3 Protesto come compromissione del riconoscimento 10. Sguardo retrospettivo (la madeleine proustiana, c’est a dire a rébours) 11. Irrilevanza dei «danni punitivi». 12. Casistica (resumé)
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Introduzione
Le cose per metafora
Fino a tutto il Seicento non era esistito altro mercato che non fosse il mercato delle merci. Tra la fine del Seicento e il principio del Settecento prende vita, con il titolo di credito, lo strumento tecnico che consente l’instaurazione di un altro mercato, diverso dal mercato delle merci, al quale oggi diamo il nome di mercato finanziario, avente a oggetto la negoziazione del credito e, più in generale, di altri diritti o di altre entità, diverse dalle merci, cui diamo il nome di «prodotti finanziari» o di «valori mobiliari» o di «strumenti finanziari». Già nel corso del Settecento avevano fatto la propria comparsa, accanto alle più antiche borse merci, le borse valori, nelle quali si negoziavano i titoli del debito pubblico, quali titoli di massa, emessi dagli Stati per procurarsi entrate, cui sottostava un mutuo dell’investitore nei confronti dell’emittente; oppure altri titoli, anch’essi di massa, come le azioni emesse dalle Compagnie delle Indie, che permettevano di comperare e di vendere la qualità di socio della Compagnia. Tutto era incominciato con la cambiale, in relazione alla quale si manifesta, per la prima volta, la cd “reificazione” del titolo di credito, e cioè il fenomeno per il quale il documento, da semplice prova del diritto, è elevato alla condizione di cosa mobile, e il diritto di credito in esso menzionato è fatto circolare non come credito, ma alla stessa stregua di merce. Nel 1699 Lord Holt enuncia in Inghilterra una regola che avrebbe costituito la base della moderna teoria del titolo di credito: «a bona fide transferee for value can acquire a good title from a mere finder»; regola che nel 1756 Lord Mansfield avrebbe esteso dall’acquirente di un titolo smarrito, trasferitogli dal ritrovatore, all’acquirente di buona fede di un titolo rubato. E così, commenterà Commons, “si potrebbero trasformare i rapporti personali fra creditori e debitori, quali erano concepiti nel common law, nei rapporti patrimoniali di proprietà»; e le promesse di pagamento «potevano esse stesse essere considerate come merci, che si possono comperare e vendere come le altre». Analoga regola veniva enunciata, nella medesima epoca, a Genova dal nostro Casaregis, siccome giustificata dalla “equità mercantile»: questa «non sa, né deve ammettere che un terzo, come il giratario, che in buona fede ha sborsato la valuta al girante, ne resti perdente», ossia perda la valuta menzionata sulla cambiale, e il giurista genovese equipara il caso della cambiale a quello della merce in buona fede comperata a non domino sottratta alla rivendicazione del «padrone originario”. Si è parlato di «sorprendenti somiglianze» (Panzarini,”Lo sconto”, 145), ma ogni sorpresa cessa, se si considera che Holt e Casaregis, pur non essendo l’uno in grado di attingere dal pensiero dell’altro, applicavano una regola della lex mercatoria, ossia di un diritto consuetudinario, il cui raggio d’azione si estendeva, da Genova a Londra, per tutta l’area dei mercati del tempo (G. ALPA, Il bicentenario del code de commerce e le prospettive del diritto commerciale, in Nuova giurisprudenza civile, 2007, 291). Non è più la medioevale lettera di cambio, con la quale la cambiale di Casaregis, di Holt e di Mansfield non ha più che una “discendenza” lessicale. La lettera di cambio aveva assolto, in origine, una funzione corrispondente, nella sostanza, a un moderno documento di legittimazione: consentiva al
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mercante l’utilizzazione a distanza del proprio danaro, evitandogli i rischi connessi al portarlo con sé in viaggio. Egli depositava il danaro presso la propria banca, otteneva da questa una lettera di cambio e, giunto a destinazione, la presentava alla banca corrispondente, ottenendo da questa il danaro. La lettera di cambio si era avvicinata alla moderna cambiale quando, a partire dal principio del Seicento, era comparsa sulla lettera di cambio la formula «pagate a Tizio o a suo ordine», con la quale se ne ammetteva il trasferimento per girata, sicché alla banca poteva presentarsi per riscuotere il danaro un mercante diverso dall’ originario depositante, in quanto giratario di quest’ultimo. Ma una lettera di cambio trasferibile per girata non era ancora un titolo di credito, giacché la girata altro non trasferiva se non il credito in essa descritto, così come sorto nel rapporto fra debitore e creditore originario; e il giratario restava esposto a tutte le eccezioni che il debitore poteva opporre all’originario creditore. Non era un’innovazione: in sé considerata la cessione del credito era ammessa, come cessio utilis, già in diritto romano, quanto meno a partire dall’epoca giustinianea. Solo con Casaregis, Holt e, infine, Mansfield la cambiale diventa il prototipo del moderno titolo di credito: si traduce in una cosa mobile la proprietà della quale, e con questa il diritto di credito in essa menzionato, può essere acquistata, con il possesso di buona fede, anche dal giratario che l’abbia ricevuta da un mero ritrovatore o, addirittura, da un ladro. Egli non acquista, a titolo derivativo, il credito; acquista, a titolo originario, la cambiale e con essa acquista, sempre a titolo originario, il credito che vi è menzionato; sicché è sottratto alle eccezioni opponibili all’originario creditore. Con il che si faceva applicazione alla cambiale di un principio che, a partire dal Trecento, si era fatto strada, entro la lex mercatoria, ma limitatamente all’Europa continentale, per le cose mobili in genere: il principio che, in deroga al diritto romano, e per rendere sicura la circolazione della ricchezza mobiliare, sottraeva alla rivendicazione del proprietario le cose mobili pervenute a non domino nelle mani di un possessore di buona fede, cui fossero state trasferite da parte di un commerciante (“a probato mercante”, precisava il card. De Luca, nel “Theatrum veritatis et iustitiae”). Dalla lex mercatoria il principio si sarebbe poi esteso al diritto comune, generando un nuovo modo di acquisto della proprietà, non più a titolo derivativo, bensì a titolo originario, racchiuso nella formula di Bourjon en fait de meubles possession vaut titre de propriété, da applicare anche quando non si fosse trattato di cose acquistate presso un commerciante. Nella sua estensione alla cambiale questo principio aveva ricevuto una più radicale applicazione: valeva, come vale tuttora, anche per l’ipotesi in cui il titolo di credito fosse stato rubato (id est l’acquisto a non domino delle res furtive). Il common law, per contro, resta fedele, per le cose in genere, all’ antico principio nemo dat quod non habet, e non ammette l’acquisto a non domino se non per i negotiables instruments, concepiti sotto questo aspetto quali anomalous instruments Che sia per applicazione di una nuova regola generale, come è in civl law, oppure per eccezione alla regola generale, come è per common law, resta il fatto che l’acquirente del titolo di credito è ovunque trattato alla stregua di acquirente a titolo originario della proprietà del titolo. A partire da Lord Mansfield, commenta ancora Commons, “si stabilisce una situazione anomala che
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consente a un soggetto di vendere più di quanto possiede”, e l’acquirente «è libero da tutte le eccezioni di frode o di altro tipo che il debitore potrebbe sollevare contro la parte con la quale il contratto è stato stipulato», sicché «ha persino più diritti di quelli posseduti dal creditore originario». Si noti che l’idea della cambiale da trattare alla stregua di una merce nasce, nella mente dei suoi primi assertori, non diversamente da come era nata, secoli addietro, l’idea dell’universitas come persona. Casaregis non dice che la cambiale è una cosa mobile, onde si deve a essa applicare la relativa disciplina giuridica. Asserisce, piuttosto, che l’equità commerciale rende opportuno un trattamento corrispondente. Dopo avere giudicato iniquo che il giratario, che ha pagato la valuta al girante, resti perdente, egli fa una similitudine, che introduce con un come: scrive «come in simili termini, e più dubbiosi … di roba o mercanzia venduta a un terzo da un mercante, che non aveva ancora l’ordine dal suo corrispondente di venderla, o avendolo, l’avesse ecceduto, che non debba questo terzo compratore, il quale ha con buona fede contrattato, e pagato il prezzo della roba, benché non fosse entrata ancora in dominio di chi gliel’ha venduta, o rivenduta, non debba, dico, essere astretto, né molestato a restituirla a chi pretende di esserne il padrone originario». Casaregis non aveva la finezza intellettuale di Bartalo: avrebbe scritto, se l’avesse avuta, che la cambiale non è, propriamente, una cosa; è, tuttavia, conveniente che il giurista la tratti come se fosse tale. Solo in epoca successiva la similitudine si tradurrà in un’identità, e la cambiale, all’esito di una sorta d’ipostatizzazione metamorfica, diventerà una cosa mobile fra le cose mobili, una merce come qualsiasi altra. Salvo poi riscoprire, come si dirà più oltre, che la reificazione del titolo di credito è solo una metafora. La storia della persona giuridica e quella del titolo di credito si rivelano, sia detto per incidens, a questo modo, come storie parallele, da ricondurre a un’unitaria vicenda, per dirla con Tarello, della storia del pensiero giuridico. Si ricordi da a chiusura della presente introduzione il paradosso di E. McLeod: «se venisse chiesto quale scoperta abbia più profondamente influenzato le fortune della specie umana, si potrebbe probabilmente dichiarare: la scoperta che il debito è una merce cedibile» (il passo si legge in La teoria e la pratica delle banche, in Biblioteca dell’economista, VI, trad, it, Torino, 1879, 264). McLeod citava, a sua volta, Webster: la circolazione del credito «ha fatto mille volte di più per arricchire le nazioni di quanto abbiano fatto tutte le miniere del mondo». Per chi volesse approfondire la tematica, dall’indubbio fascino, più che “metafisico” stricto sensu, ontologico-gnoseologico lato sensu, si segnalano, nella letteratura italiana recente, circa la funzione decisiva assolta dal titolo di credito in nell’avvento del capitalismo finanziario G. Panzarini, Lo sconto dei crediti e dei titoli di credito, Milano, 1985, 221; e, con specifico riferimento al «mercato dei diritti», P. Spada, Introduzione al diritto dei titoli di credito, Torino, 1994, pp. 12.
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1.La disciplina giuridica e le caratteristiche dei titoli di credito
La disciplina giuridica dei titoli di credito è contenuta nel Titolo V “Dei Titoli di Credito” del Libro IV “Delle Obbligazioni” del Codice Civile all’articolo 1992 e ss. I titoli di credito sono documenti destinati alla circolazione che attribuiscono il diritto ad una determinata prestazione. La prestazione può consistere nel pagamento di una somma di denaro (es. cambiale), nella riconsegna di beni determinati (es. polizza di carico), un complesso di rapporti giuridici (es. azioni, obbligazioni). Il titolo di credito è a tutti gli effetti un documento. Questo significa che è materialmente costituito da un modulo prestampato che deve essere compilato nelle parti lasciate in bianco (luogo e data di emissione, importo del credito, scadenza di pagamento ecc.) e contiene la promessa(…)

Il giallo diventa rosso in neanche 4 secondi: l’automobilista non si ferma, multa legittima

Violazione del codice della strada Il giallo diventa rosso in neanche 4 secondi: l’automobilista non si ferma, multa legittima Punito dalla Polizia municipale l’azzardo compiuto dal conducente del veicolo, il quale ha preferito proseguire la propria corsa. Irrilevante il richiamo alla rapidità dell’impianto semaforico, perché 3 secondi sono sufficienti ad arrestare la vettura in condizioni […]

Fenomenologia del giudizio e “certame” interiore del Giudice

 (…)Sous la mémoire et l’oubli, la vie… (P. Ricoeur) …uno scalpiccio di passi incerti…dall’armadio occhieggia stropicciato lo zinaletto…e le bambole, i giochi guardano da quel cantuccio furtivi, desiderosi di vita, di mani…cose, sensazioni, emozioni che d’improvviso posseggo, diventano mie… Una zoomata au contraire, e puoi guardarla e tornarci con la mente e il cuore attraverso […]