Giuseppe Fedeli

Opere letterarie


Ciao, Alfie

 

Alfie Evans non ce l’ha fatta a tornare a casa. Il piccolo è morto in ospedale la notte scorsa. L’annuncio è stato dato dai genitori del bimbo, Tom e Kate, su Facebook:”Il mio gladiatore – scrive il padre – ha posato lo scudo e ha spiccato il volo alle 2.30″. L’uomo che, insieme alla madre del piccolo, ha lottato perché non fossero staccate le macchine che lo tenevano in vita, si dice “completamente distrutto”. Il bambino, 23 mesi, finito al centro di una disputa fra i genitori e la giustizia inglese, era affetto da una grave e sconosciuta malattia neurodegenerativa e i medici, nel dicembre scorso, avevano dichiarato che non c’erano ulteriori vie di cura da tentare.”Il piccolo è morto all’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool, dove era ricoverato dal dicembre 2016. Il 23 aprile i medici hanno ottenuto l’autorizzazione della giustizia britannica a staccare la spina, ma Alfie ha continuato a respirare per quattro giorni, anche senza l’ausilio del ventilatore meccanico. Invano i genitori avevano chiesto di continuare a lottare e inutili sono state anche le richieste affinché fosse consentito ad Alfie di trascorrere a casa le ultime ore di vita.
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Ci sono riusciti a farti fuori, finalmente!… anche se respiravi ancora, i macchinari non dovevano essere sprecati per una vita giudicata inutile, al crepuscolo. Piccolo Alfie, non ti hanno voluto far espatriare per cure che potevano -chissà…- risolvere qualcosa: maxime, quel confine sacro terribile tra vita e morte( fascinans ac tremendum, dicevano i latini), spezzando con la loro illusione d’eternità e con una mania di onnipotenza da far pietà (nella accezione deteriore del termine) l’esile filo. Come nella mitologia greca faceva Athropos, l’ultima delle tre Parche. Così arrogandosi un diritto demiurgico, e così escomiando Dio dai cieli inferi della loro vita (viltà). Di là da ogni confessionalità e da ogni disputa in tema di accanimento terapeutico, Alfie è morto perché sono stati attuati protocolli insani insensati, proni al diktat dell’efficientismo: la cultura dello scarto ha prevalso. Non servivi né saresti servito a nulla, nemmeno La Rupe tarpea era sufficientemente alta da potertici gettare. Dovevi morire, così impone la cultura del denaro e del consumismo onanistico. Ma la tua morte ha messo in risalto che i veri morti siete voi, che avete in mano le redini del “destino”, vigliacchi pusillanimi insulsi pieni di vuoto che non sanno che un respiro è molto più delle ricchezze immense da cui, luridi esseri acefali, in nome di una legge che non esiste siete posseduti.
Giuseppe Fedeli, alias Jeff Qohelet