Giuseppe Fedeli

Opere letterarie


Concordia, la storia infinita

Il Consiglio d’amministrazione del MuMa, Musei del Mare e delle Migrazioni, ha candidato il Galata Museo del Mare di Genova come sede nella quale conservare le opere, i reperti e le documentazioni che si riferiscono alla Costa Concordia. “Costa Concordia -si legge in una nota del MuMa- e’ stata la piu’ grande nave da crociera italiana, allestita secondo i disegni dell’architetto Joseph Farcus e arricchita da un insieme molto nutrito di opere d’arte e di manufatti decorativi”. “Purtroppo -sottolinea il MuMa- molte opere saranno andate perdute ma quelle che sara’ possibile salvare, devono poter sopravvivere e testimoniare quello che questa grande e sfortunata nave e’ stata nella storia della marina mercantile italiana”. Secondo l’istituzione museale del capoluogo ligure, “Costa Concordia non puo’ restare legata soltanto alla tragedia del naufragio. Oltre le tragiche ore dell’affondamento, va ricordato -si legge ancora nella nota- che questa e’ stata la piu’ straordinaria opera di recupero navale mai compiuta”. “Il re-floating, la riemersione e il viaggio in convoglio a Genova, resteranno -prosegue la nota- una straordinaria impresa che testimonia come la tecnica, la passione e l’ingegno, possano far superare il confine tra il possibile e l’impossibile”. “Il Galata Museo del Mare, il maggiore dei musei marittimi del Mediterraneo e uno dei piu’ conosciuti e apprezzati in Europa, sarebbe orgoglioso -afferma il MuMa- di poter ospitare e conservare un ‘Fondo Costa Concordia’, nel quale raccogliere le diverse testimonianze: dalle opere, alle foto, dai filmati ai progetti di costruzione, fino alla documentazione tecnica del re-floating”. “La distruzione della memoria non giova a nessuno: una ‘politica della memoria’ che sceglie e organizza che cosa conservare, ne dettaglia le linee guida d’utilizzo, aiuta a ricordare in modo corretto e scientifico -conclude la nota- diviene patrimonio comune, parte di quello che gli anglosassoni chiamano ‘heritage'”. Ma bisogna vedere “come”. Guardiamo allora l’altra faccia della medaglia. Il relitto tristemente famoso in tutto il mondo offre il predellino per far salire alla ribalta i VIP (alias, i soliti noti), l’Who’s Who della “Storia”, in omaggio a quel pensiero liquido su cui il Bauman ha scritto pagine di rara maestria. E così, dentro il fantasma di quella che fu un vanto del tricolore, e che in una notte funesta raccolse, gelosamente custodendoli, i pianti, la disperazione e le sorde recriminazioni di chi lì dentro ha lasciato il suo sogno, si organizza gaiamente in quel di Ischia un party tutto sorrisi e welness, look rigorosamente bianco: con tanto di Capitan Schettino, e mi par giusto, perché sennò l’happening perderebbe quell’aura di mondanità e di scioccante realismo, che nemmeno un reality sa ammannire. Schettino l’eroe, in una temperie al capolinea, nella quale salgono agli onori degli altari idoli marchiati dall’ignominia, ma che piacciono alla gente, alla crème, alla “gauche caviale”, con quell’aspetto gaglioffo e ridanciano, “semplici e un pò banali”.