Giuseppe Fedeli

Opere letterarie


Conosci te stesso

Una vita non pensata non è degna di essere vissuta

Socrate

Gnothi s’auton, è la massima iscritta nel tempio di Apollo a Delfi, poi divulgata per bocca di Socrate, e da lui assunta a manifesto del suo pensiero. Se è vero l’adagio “primum vivere, deinde philosophari”, la filosofia, prima che studio sui massimi sistemi e sui principi universali, è esercizio, evoluzione, rigore di pensiero. Poniamo mente all’Etica di Aristotele, ai Dialoghi di Platone, alle lettere di Seneca a Lucilio, alle opere di Cicerone, a Marco Aurelio. Come avrebbe scritto a distanza di secoli Montaigne, ci insegnano a vivere: c’insegnano la cura di sé (epimeleia heautou), la giusta misura (meden agan), l’imperturbabilità (ataraxia), in una parola l’eudaimonia (la condizione di uno spirito buono), ossia la formula -met-odos- per essere felici attraverso la liberazione dal desiderio e dalle passioni. Ciò che, per gli idealisti, si raggiunge attraverso un’askesis aspra quant’altre mai: ad esempio, in Hölderlin la ricerca della tragische Vereinigung, della conciliazione o unificazione tragica, si manifesta all’interno della massima sofferenza, nel dare voce alla sofferenza inenarrabile. Nel dolore più acuto, nel lutto più lancinante, si manifesta la gioia, si squarcia il velo della realtà. Occorre passare attraverso il dolore per giungere al sapere del tutto, che si coglie solo nella sua negatività, nella sua assenza. Mai come in questo momento storico di crisi e di trapasso la filosofia è tornata prepotentemente d’attualità. La filosofia come ricerca del vero diventa – come suggeriva uno dei più grandi filosofi della modernità, Hegel – lettura nel profondo dei motivi di crisi più evidenti e, nel contempo, proposta di un’alternativa critica di cui, pur nella decadenza-dissoluzione di un periodo e di un’epoca storica, cominciano a delinearsi chiari i segnali. Non di meno, è finita per sempre la tranquillante visione della storia del mondo, prospettata dal politologo statunitense di origine nipponica Francis Fukuyama in “La fine della storia e l’ultimo uomo”, in cui viene argomentata anche una caricaturale interpretazione del pensiero hegeliano. Pure la filosofia della storia che sembrava essersi esaurita, data l’apologetica di una ormai sopraggiunta età aurea dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, torna a svolgere la funzione essenziale di contestualizzare nei loro limiti e nelle loro specificità “tutti” i periodi storici. Tra cui il nostro, che reclama una propria weltanschauung. La parola filosofica è un risveglio, è la pratica della domanda proprio perchè è attraverso le infinite domande che si diventa consapevoli di chi siamo, da dove e verso dove andiamo, in che società viviamo e questi interrogativi sono nell’inquietudine di tutti noi. Non esistono in questo mondo fatti più straordinari della nostra capacità di comprendere quei fatti. Il pensiero in quanto tale appartiene a tutti gli uomini, non solo ai filosofi, ma i più ne hanno dimenticato le enormi potenzialità, concentrandosi sempre di più sul fare/avere ma perdendo, in qualche modo, l’arte dell’essere. Ciò che ci accade, il dolore, l’insoddisfazione, la frustrazione, l’insoddisfazione nel lavoro sono fatti della vita come fatti della vita sono le separazioni, i lutti, le malattie. Come affrontare tutto questo? La consulenza filosofica è una nuova professione che si propone in alternativa alle psicoterapie per affrontare i problemi e le vicissitudini della vita grazie al dialogo e all’esercizio di pensiero secondo metodologie filosofiche di indagine e di argomentazione razionale dei fatti. Punte di diamante al festival di Modena, citiamo per tutti, Zygmunt Bauman, che evidenzia i nessi tra star system e modernità liquida; Maurizio Ferraris con uno sguardo sulla complessa figura di Friedrich Nietzsche che ha raggiunto la gloria nel momento in cui la sua «traiettoria esistenziale entrava nel cono d’ombra della follia»; Salvatore Natoli che si concentra sul tema della lode, ovvero della gloria meritata; Roberta de Monticelli e Gustavo Zagrebelsky per una declinazione della gloria che chiama in causa i concetti di onore, dignità, rispetto e ancora Ellis Cashmore per un intervento quasi a caldo sulle celebrità sportive e il rapporto tra prodezza atletica e riconoscimento sociale. Lasciamo stare Galimberti – peraltro per lungo tempo mentore di chi scrive-, sbugiardato prove alla mano come virtuoso del plagio. Eccezione, tuttavia, che conferma la regola del pensiero pensante: “Parti dunque, e il tuo cuore sia sereno e propizio. Sta pur sicuro: sereno e propizio è anche Colui che dissolve” (Marco Aurelio – Pensieri).