Giuseppe Fedeli

Non solo diritto


DOVE poi

“Chi insegnasse agli uomini a morire, insegnerebbe loro a vivere” (M. de Montaigne )

Orbite spente, occhiaie vuote, volti inespressivi ti guardano attraversandoti: qui si muore due volte perché si è già morti, vuoi per decreto inappellabile di Madre Natura, vuoi perché ci si è rifugiati qui dopo che il terremoto ha strappato via con artigli sanguinolenti casa e affetti. Qui non c’è vita, soltanto una parvenza, una televisione che gracchia insulsaggini, chincaglieria sparsa qua e là; flebili lamenti, talora urla lancinanti a squarciare un silenzio surreale. Ciao babbo, sono tornato… Come stai?… “E tu, figlio mio?…”. il colloquio si dipana sul filo del detto non detto, gli sguardi si incrociano evitando di intercettarsi. Perché l’emozione potrebbe scoppiare e far scoppiare il cuore, già debole di suo. Un cuore che non vuole andare in pensione, 50 chili che forse ci arrivi, la volontà e caparbietà di andare avanti: perché dura fatica lasciare questa maledetta benedetta vita… cosa aspettano qui dentro questi stralunati ospiti?…che venga il domani e poi dopodomani e un altro domani?… che qualcuno gli tenda la mano  e gli sussurri: ce la puoi fare!…Mah…  valigie vuote da un’eternità, come diceva quella canzone gettonatissima alla radio…i vecchi…che tristezza… che peso… un gran peso dentro  l’anima… cosa aspettano? solo di addormentarsi

Un pugno di terra sotto un cielo plumbeo… ancora terra, terra… fino a coprire la bara: un simbolo, una allegoria. Il Foscolo nei “Sepolcri” ha immortalato questa “Celeste corrispondenza d’amorosi sensi”: polvere siamo e polvere ritorneremo, ammonisce l’Ecclesiaste. Ma le Radici della pianta fruttificheranno ancora?

La morte fa cadere le maschere, è l’unica verità che mette a nudo gli angoli più nascosti dell’essere umano. Silenzio sepolcrale, facce stravolte che si domandano perché…sorrisi timidi, pudiche vicinanze…
Ci si rivede soltanto in queste tristi occasioni, bisbiglia qualcuno… Si.  Domani tutto sarà  passato e la vita ricomincerà come prima, nelle sue innumeri finzioni borgesiane: mors tua vita mea.
Umano, troppo umano(?)

Jeff qohelet