Giuseppe Fedeli

Opere letterarie


GOVERNO: UNA TRISTE QUESTIONE DI NUMERI

La sfida epocale è:o riusciremo a riscattare la nostra civiltà che pone al centro la persona, la famiglia naturale, la comunità locale, l’economia reale; che bilancia tra diritti e doveri e tra libertà e regole; che si fonda sulla certezza e l’orgoglio di chi siamo sul piano delle nostre radici, fede, identità e valori; che si fonda sulla cultura della vita e non dello scarto, così promuovendone la rigenerazione; che persegue la corretta rappresentazione della realtà attribuendole la connotazione di verità oggettiva, assoluta e universale; che legittima l’inviolabilità della proprietà privata e il primato dell’interesse dei cittadini all’interno della nostra casa comune; viceversa, saremo inesorabilmente destinati a morire come popolazione, condannati dal tracollo demografico senza precedenti nella nostra Storia, così come finiremo come civiltà travolti dalla dittatura globalista, eurocratica, finanziaria, relativista, informatica, mediatica, immigrazionista, islamofila. È ciò di cui prende lucidamente atto Magdi Cristiano Allam. Nelle febbrili consultazioni al Quirinale tra il Presidente della Repubblica Mattarella e i capi dei partiti politici, l’interesse principale se non esclusivo è, nondimeno, sui numeri per formare una maggioranza. Prima del voto tutti assicuravano che i numeri dovevano essere compatibili con i contenuti dei programmi politici promessi ai propri elettori. Dopo il voto quasi tutti sono alla caccia dei numeri costi quel che costi, a prescindere dalla compatibilità con i contenuti. L’unica cosa che apparentemente conta è formare un governo. Se non fosse possibile sommando i numeri compatibili, andrebbe bene anche la sommatoria delle incompatibilità, purché si traduca nella maggioranza dei numeri. Ora, la ricerca della maggioranza per formare un governo anche sommando delle incompatibilità politiche, schiude lo scenario della decadenza della nostra civiltà. L’ élite europea è orientata ideologicamente verso il liberismo ideologico, osserva perspicuamente Alexander Dugin, nel senso che oggi l’Europa Occidentale è caduta nella trappola del modernismo e del post modernismo, il progetto della modernizzazione neoliberista conduce verso la liberazione dell’individuo da tutti i legami con la società, con la tradizione spirituale, con la famiglia tradizionale, con lo stesso umanesimo. Questa forma di liberismo libera l’individuo da ogni vincolo lo libera anche dal suo genere e qualcuno anche della sua natura umana. Il senso della politica è questo progetto di liberazione. I dirigenti europei non possono fermare questo processo, possono soltanto continuarlo: più migranti, più femminismo, più società aperta, più gender, questa la linea  “inquestionabile” per la élite europea. La risposta è la reazione che si sta verificando in Europa e che la élite vuole bloccare, demonizzandola. Oltreoceano, la prospettiva s’incarna in un Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata; una umanità omogeneizzata e omologata in un metissage antropologico universale; lo smantellamento delle frontiere nazionali e delle identità etno-localistiche; il predominio della finanziarizzazione dell’economia con l’esclusiva moneta virtuale; la riduzione delle persone ad “avatar”; un sistema di potere gestito dalla Rete; la trasformazione delle relazioni umane reali in una pseudo-comunicazione virtuale; l’eliminazione del concetto di “verità” e l’affermazione del relativismo valoriale, cognitivo e comportamentale; lo scardinamento del processo umano, che via via trasforma l’individuo in un semplice strumento(res) di produzione e consumo della materialità al più basso costo possibile.In sostanza, globalizzazione significa appiattimento ideologico e nichilismo etico in ossequio al profitto ed alla competitività.Gli Stati “deboli” (definibili anche “quasi-stati” per la loro sostanzialmente limitata sovranità) non devono toccare in alcun modo gli interessi delle grandi lobbies e la loro effettiva assoluta libertà globale, devono restare supini al diktat delle Corporations.

Conclude Allam: «Oriana[Fallaci] ha saputo scuotere le nostre coscienze, ha saputo costringerci a guardare in faccia alla realtà della guerra scatenata dal terrorismo islamico nel nome dell’Islam. (…).Quando nella notte della Veglia Pasquale il 22 marzo 2008 decisi di abiurare l’islam e di convertirmi al cristianesimo, compresi che Oriana aveva ragione nell’indicare specificatamente l’islam come la radice del Male>. Forse servirà a poco (les jeux sont faits?…), ma andarsi a rileggere le pagine de “La rabbia e l’Orgoglio” indurrebbe, non foss’altro, a riflettere sul fatto che la grande giornalista, come tutte le Cassandre della storia, non volle essere ascoltata dalla platea perché la “verità”, da che mondo è mondo, fa male.