Giuseppe Fedeli

Opere letterarie


Il 68 e i mai sopiti echi

Il ’68 viene da lontano: è in quegli anni si
attua la realizzazione estrema dello spirito rivoluzionario fin-du-siècle. In quegli anni la vita dell’uomo occidentale ha visto la fine del Logos, “il Logos con la maiuscola e con la minuscola, cioè sia Dio sia l’intelletto dell’uomo”, osservano le menti illuminate: di qui l’inevitabile tramonto di ogni forma riconosciuta di autorità.In quegli anni di iconoclastia pura, la prima fondamentale trans-mutazione è stata linguistica: il tutto figlio della “Fantasia al potere”, di una fasulla concezione della libertà dei costumi. Nel crepuscolo degli Dei, l’enciclica Humanae Vitae ha costituito un’altra cartina di tornasole: quell’ultimo eroico tentativo di difendere un’idea di vita e famiglia ha conosciuto subito un’opposizione durissima. E così, i Pastori portabandiera hanno lasciato i fedeli “in balia della educazione relativista, impartita soprattutto, ma non solo, dal potentissimo sistema massmediale”- sono le parole di un grande sociologo e politologo, attento ai cambiamenti che si registrano via via in seno alla chiesa. Quanto sangue, nel ’68, e nel periodo seguente. “Quasi tutti i protagonisti – rectius, gli assassini –, sopravvissuti a quella stagione, sono ormai in libertà (e addirittura pontificano). Eppure anch’essi hanno ucciso magistrati, esponenti delle istituzioni e delle forze dell’ordine, come hanno fatto i mafiosi”.
C’è, poi, l’altro ’68, oltre a quello politico: quello del desiderio – specie attinente alla sfera dell’eros, tanto che viene detto anche Rivoluzione sessuale, ma meglio sarebbe dire erotica. Del desiderio – inesorabilmente relativista e nichilista, cioè senza senso e scopo che non sia la soddisfazione di sé mascherata da realizzazione – che pretende copertura giuridica, che vuol diventare ultra-positivisticamente diritto. Fino alla odierna – ma sempre frutto del lavorio del Sessantotto – abolizione tendenziale nei pubblici atti persino dei termini, padre e madre, espressivi di relazioni con- naturate all’uomo e al suo patrimonio linguistico sin dall’inizio della specie e della vita d’ogni individuo.E questo è il nostro presente, in cui, è noto a tutti, incombono “minacciose utopie, destinate a scontrarsi sanguinosamente con la realtà dell’umana natura, che resiste ai tentativi di trasformarla”. Un processo rivoluzionario, egualitario e libertario che ha voluto colpire anche la civiltà cristiana e la Chiesa,per detronizzare Dio, soppiantato dal logos con “la terminale Rivoluzione antropologica”, che  “proclama l’emancipazione da autorità e legge morale, e cerca il paradiso perduto nella società permissiva, che deve sostituire quella repressiva, ch’è a immagine e somiglianza del tiranno celeste. In nome della libertà e dell’eguaglianza radicali (è un modo dell’eguaglianza la soppressione anche della differenza maschio-femmina), devasta il buon costume, normalizza l’omofilia e in prospettiva la pedofilia e ogni altra perversione erotica. Deride e nega come impossibili la fedeltà coniugale, la castità specialmente prematrimoniale e la verginità, che addirittura prospetta come disturbi psichici che ostacolerebbero lo sviluppo della persona, sì da cancellarle progressivamente dall’orizzonte esistenziale, in ogni stato di vita”.
Una rivoluzione microstrutturale iper-edonista e dissacrante, in seno alla quale il mondo perde ogni riferimento valoriale e trascendente, e si frantuma in mille schegge impazzite, così decretando la morte  della unità laica e religiosa di un popolo.
Giuseppe fedeli alias Jeff Qohélet