Giuseppe Fedeli

Non solo diritto


Il tuo Silenzio

“Muti, naturalmente. Come dovrebbero  essere sempre i testimoni di un
evento”(S. Raffo).

Ricordo che ascoltavo la Piccola serenata notturna K525…
Sulle note di Amadeus, non immaginavi di essere catapultato d’incanto
in questa mirabolante caleidoscopica giostra di suoni e colori.
Sei la follia l’armonia di Vivaldi, il titanismo il genio di Ludwig
van Beethoven, gli abissi la vertigine di Brahms, l’austera
intelaiatura il cromatismo plastico di Bach…
Ma soprattutto sei la giocosità fanciulla del Maestro per eccellenza,
Wolfang Amadeus Mozart, che tocca il cuore, facendone vibrare
all’unisono le corde, fino a straripare dal rigo. Palpito
dell’Universo, polarizza i sensi, dinamizza il senso, ti trasporta in
sella al vento. Carezzando la malinconia.
Non c’è iato tra musica e universo, perché la musica ne è la voce, la
potenza e insieme l’atto.
Sei spaesato, preda di un incantamento.
Un raggio di sole ferisce la penombra della stanza.
La mamma al tuo fianco, la guardi e ridi e piangi  e ritrovi quel che
da sempre sei, risucchiato in un vortice di solipsismo che incatena
alla dura pietra.
Ma anche la pietra ha voce, una voce chiara, forte, vigorosa. Sonora,
viva, che zampilla da una polla scavata dall’acqua, la vedi nel
saettare baluginante delle notti di tempesta, la senti nel mugghiare
inquieto dei marosi. In quegli occhi colmi di domande, muti.
Sei ora particella dell’universo che pulsa con tutte le cellule
dell’essere, e che crea vita, segna il cammino, traguarda lo sguardo a
un’Oltranza…
Adesso più che mai, adesso che i suoni ti avvolgono nelle loro spire
magiche eccentriche sussultorie e ti fa danzare in una danza che non
ha tempo, che non ha luogo, né misura.
Sei la voce delle cose, quella voce ritrovata dai fondali
inaccessibili, che per decreto divino non è dato scandagliare.
E canti, dici, il tuo silenzio è musica, le tue “parole” il senso.
Quel senso lo hanno solo adesso, perché prima non aveva ragione il
dire. Non valicava le pupille.
Mentre tu lo superavi, il tuo mondo, e il mondo a cui avevi voltato le spalle.
…quel prato, quei fiori…non li toccare… non li nominare…e quel
verde…quel cielo…di nessun luogo…
La verità è sempre lì, nell’immaginato e non detto, nel sogno di
un’alba incandescente, in uno sguardo lontano, nella pietra che
palpita di vita segreta.
In quel respiro, già “a danze d’uccello pietra dura”