Giuseppe Fedeli

Opere letterarie


LO SCIAMANO

 

…E a me(…) sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato dagli uomini tutti per sempre(…)”-dal Giuramento di Ippocrate

Puoi trovarlo nell’orto a palpare i frutti; o sorprenderlo a bordo del roboante fuoristrada che, in una gimkana vertiginosa (ricordate l’inseguimento di Crudelia Demon ne “la Carica dei 101″?…), scavalca temerario le alture più irte, superando i dossi più pericolosi; o ad ammirare in rapimento estatico la bellezza di un fiore, la grazia dei germogli coperti di rugiada. Michel Mallard non è solo un medico fedele alla disciplina e ai principii di Ippocrate di Kos:  è soprattutto una grande persona. Uomo onesto, anima nobile, logico quanto geniale, irascibile quanto disarmante nel suo modo di trattare i pazienti,  inventa, in una specie di scatola delle meraviglie, pozioni magiche che allontanano il morbo: puoi starne certo, la strada è lunga ma alla fine il traguardo verrà tagliato, puntualmente. Ti accoglie in ambulatorio, affacciato sul compluvium, in un silenzio sacrale, il silenzio dei grandi spiriti che si sono assetati alle insondabili fonti dell’Energia Prima: immerso in una visione olistica del mondo che vede l’uomo come unum: mente e corpo, psiche e soma. La sua ricerca insonne, le sue diagnosi non si concentrano mai unicamente su quella parte che percepiamo come malata, ma va molto più a fondo: a ricercarne le talora insondabili radici, le cause nascoste ai più. La natura è la Grande Madre, che, in un costante e religioso percorso di iniziazione, gli ha rivelato i suoi segreti. Michel ha un talento, un dono quasi oracolare, rabdomantico: il terzo occhio, l’epifisi- quella che Cartesio chiamava ghiandola pineale: il chakra Indaco, posto tra i due organi visivi dell’uomo, sede della Coscienza, Porta verso l’Illuminazione. Michel ti accompagna sul lettino, ti fa delle domande (in realtà, pur naturalizzato da anni, l’italiano non è il suo forte) e, in un simpatico  miscuglio di francese-lingua italica e vernacolo, sviscera non solo ha ragione per cui tu sei lì: in grazia della intuizione, riesce a penetrare i recessi più bui e nascosti dell’anima( che collega allo Spirito), ti guarda negli occhi; poi, come in stato di trance, incomincia a scrivere: e guai a interromperlo, si spezzerebbe il filo rosso del suo “dialogo”: alla fine stila la diagnosi, “indovina”, con uno sguardo che va al di là delle cose, quella parte del corpo (della psiche?) nella quale l’ospite indesiderato si annida tenace. Da lì prende forma la terapia, seguono le prescrizioni da ottemperare alla lettera. Dopo la liturgia, ci scappa anche qualche boutade: battute e motti di spirito arguti, il suo sorriso sornione la dice lunga. In lui l’anima silvana, il sangue da lupo dei boschi si sposa alla delicatezza di una foglia bucanero, che, canta il poeta, volteggia nell’aria  fino a perforare spazi soffici: fino a cadere, e noi non la sentiamo.

Ho conosciuto questo eccentrico Homo Sapiens Sapiens, che nulla ha della grandeur d’oltralpe, in una circostanza casuale (ma nulla è casuale: perché le coincidenze sono “il bisturi degli Dei”): da uno sguardo è nata subito l’empatia.

Compétence et coeur: sont les mots qui vont tres bien ensemble, tres bien ensemble…
Giuseppe Fedeli (paziente e fratello)

Ps
Merci beaucoup, Michel: Iddio sparga sempre oro sui tuoi preziosi passi.

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