Giuseppe Fedeli

Non solo diritto


Neve

Mi riporti all’infanzia, alla casa dei nonni… alla stufetta a legna, all’odore del pane abbrustolito con sopra il formaggio che squagliandosi colava giù dalla fetta…a noi che, presi dalla eccitazione, ci affacciavamo ogni cinque minuti alla finestra munita di scuri per spiare tra le feritoie se la fata bianca continuava a volteggiare nel cielo brumoso…quest’anno è arrivata un po’ tardi, ma è sempre magico lo spettacolo… tutto tramuta d’incanto, sembra veramente che una fatina con la sua bacchetta si diverta a rendere immacolate le cose, dipingendole dei colori dell’infanzia… visione pacificante, anche se dal punto di vista pratico è molto scomoda, soprattutto per chi deve spostarsi per commissioni da sbrigare. Ma viverla, questa avventura fantastica, vuole che si metta da parte ogni considerazione pragmatica. Viverla proiettandosi a momenti che non torneranno più… quando la strada era talmente colma di neve che ci si poteva pattinare con lo slittino, e non si sentiva più nessun rumore… tutto la neve ottundeva, come se una gigantesca campana di vetro coprisse il mondo… nemmeno l’eco aveva più diritto di cittadinanza: risuonavano piccoli tonfi, di quando si cadeva dallo slittino di legno, risate gaie che d’un subito spegnevano nella volta del cielo, confuso con la terra, bianco di mille sfumature di grigio… Qualche rara luce a indicare la via. Poi si tornava a casa, allegri, e, al momento di coricarsi, il sonno restava vigile, intervallato dall’ipnotico scrutare , a notte alta, l’immemore danzare  dei cristalli…quadretto oleografico?… se anche fosse, la fiaba abita e sempre abiterà i miei sogni. E i sogni di chi non ha esiliato il fanciullino sulla luna