Giuseppe Fedeli

Opere letterarie


Papa Francesco e la sua evangelizzazione

Al N. 26 della sua esortazione apostolica Gaudete ed Exsultate, il sommo Pontefice scrive: “Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione”.
I suoi dardi acuminati si scagliano sulle  “mormorazioni”: “La diffamazione e la calunnia sono come un atto terroristico: si lancia la bomba, si distrugge, e l’attentatore se ne va felice e tranquillo. Questo è molto diverso dalla nobiltà di chi si avvicina per parlare faccia a faccia, con serena sincerità, pensando al bene dell’altro. In certe occasioni può essere necessario parlare delle difficoltà di qualche fratello. In questi casi può succedere che si trasmetta un’interpretazione invece di un fatto obiettivo. La passione deforma la realtà concreta del fatto, lo trasforma in interpretazione e alla fine la trasmette carica di soggettività. Così si distrugge la realtà e non si rispetta la verità dell’altro”.

Nulla di nuovo sotto il sole su accoglienza e migranti, focus della sua “crociata”: “nocivo e ideologico – prosegue la sua “filippica”- è anche l’errore di quanti vivono diffidando dell’impegno sociale degli altri( una teologia della Liberazione riesumata), considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista”. O lo cuciono sul proprio modo di intendere la religione: “La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto”. Interpretazione che non farebbe una piega, se non fosse che poggia su una visione quasi esclusivamente sociale della beatitudine di chi ha fame e sete di giustizia, orizzontale e secolarizzata.
In barba a millenni di monachesimo contemplativo, Egli giudica, deviando spesso dalla Parola. La Liturgia, dal canto suo, può anche aspettare. Molto “labòra” e poco “òra”:   ma che ne è stato del dogma della infallibilità del Papa?
Giuseppe Fedeli, alias Jeff Qohelet