Giuseppe Fedeli

Non solo diritto


Quella fatale illusione

Aveva in casa gli abiti di Pamela Mastroprietro, sporchi di sangue, e c’erano altre tracce ematiche che rimandano sicuramente alla vittima. Si chiama Innocent Oseghale l’uomo di origini nigeriane dichiarato in stato di fermo per omicidio per la morte di Pamela Mastropietro, la 18enne romana il cui cadavere fatto a pezzi è stato trovato ieri mattina in due valigie nelle campagne di Pollenza.
È quanto scoperto dai carabinieri del Nucleo investigativo della Compagnia e del Comando provinciale di Macerata.
Oseghale, 29 anni, in possesso di permesso di soggiorno scaduto e con precedenti di polizia per stupefacenti, domiciliato proprio in via Spalato 124, nella città marchigiana, la stessa via dove la ragazza è stata vista viva l’ultima volta martedì 30 gennaio. Un testimone ha riferito agli investigatori dapprima della Questura di Macerata e poi ai carabinieri di aver visto l’uomo nella tarda serata del 30 in possesso delle valigie contenenti i resti della povera diciottenne e in prossimità del luogo dove le stesse sono state rinvenute ieri mattina da un automobilista di passaggio

La droga, maledetta bestia. Ti blandiscono, avvicinandoti con lusinghe, promettendoti il Nirvana. Poi i ceffi te la fanno provare e ci caschi dentro, risucchiato come in un gurgite, senza –  troppo spesso, ahinoi!…- trovare il minimo appiglio per risalire dal fatale baratro. La droga. La si assume per dimenticare, per colmare le proprie frustrazioni. Per compensare vuoti esistenziali che affondano le radici in seno alla comunità, quasi sempre nella famiglia “assente”, superimpegnata nel lavoro, distratta da troppe chimere. La droga. Uno dei paradisi artificiali come l’alcol il sesso sfrenato l’uso indiscriminato degli strumenti tecnologici, per evadere da quel letamaio che è il mondo.È difficile incontrare se stessi. Talvolta è terrificante, come scriveva la grande Emily Dickinson: ma prima o poi bisogna farlo, perché, differendo a data da destinarsi l’appuntamento, non si fa altro che spostare in avanti le lancette dell’orologio. Di quell’orologio che, prima o poi- come nel suo delirante visionarismo Salvador Dalì ha marchiato a fuoco sulle tele- si scioglieranno irreparabilmente, inesorabilmente: scacco matto.

La vicenda che ci occupa ha ancora contorni sfumati. Occorrerà l’esame tossicologico e necroscopico per accertare le cause della morte. Anche se, a fiuto, un “dato” è certo: è stato un rapporto incubo-succubo, la ragazza era presso una comunità da cui era scappata altre volte. Anche lei era franata dentro al crepaccio, avevano provato a salvarla …poi la fuga, l’ultima fuga. Sulla dinamica dell’omicidio, è ben vero, deve ancora  farsi piena luce. Ma alcuni indizi sono inoppugnabili. Nessuna tentazione contro la xenofobia, per carità. Ma come diceva, puntuto e arguto come sempre, Oscar Wilde,  “posso resistere a tutto, meno che alle tentazioni”.

Ps
La Misericordia,  fiore in boccio spezzato da una falce troppo crudele, ti accolga tra gli Angeli.